Protocollo d’intesa “100 quartieri sostenibili”

Per la mobilità sostenibile e lo sviluppo locale con la rigenerazione urbana

fra gli assessori: Luca Montuori, Urbanistica e Infrastrutture; Linda Meleo, Città in movimento; Adriano Meloni, Attività produttive.

aprile 2017

 

Premessa e obiettivi generali

Lo sviluppo della mobilità sostenibile è un obiettivo strategico della attuale amministrazione di Roma Capitale. Contribuisce a migliorare la mobilità complessiva, la qualità dell’ambiente urbano, la sicurezza, il benessere dei cittadini, la qualità delle relazioni sociali e dell’economia urbana. Tutte le competenze politiche e amministrative impegnate su questi obiettivi devono quindi collaborare per svilupparla. E’ necessario uno stretto coordinamento fra le diverse politiche settoriali, con particolare attenzione alle parti di città dove le condizioni di sofferenza e degrado sono più elevate. In tutti i progetti di trasformazione della città esistente si devono prevedere le opere necessarie a rendere sicura la mobilità ciclistica e pedonale, laddove si realizzano nuove urbanizzazioni e infrastrutture, ma soprattutto laddove si fa manutenzione straordinaria, riqualificazione della città esistente e rigenerazione urbana. Allo stesso tempo, intervenire sulla città esistente significa migliorare la qualità della vita delle persone che ci vivono e lavorano. Significa anche offrire strade e spazi urbani che possano favorire la ripartenza delle attività produttive diffuse nella città e contribuire all’occupazione dei suoi abitanti oltre che alla vitalità sociale e economica dei quartieri dove vivono.

In questa ottica, le politiche urbanistiche e per la mobilità devono camminare insieme con le politiche di sviluppo locale. La mobilità ciclabile (con il Piano quadro della ciclabilità approvato) e pedonale deve aumentare insieme all’intermodalità, per favorire l’accessibilità dei quartieri più marginali;  deve essere finalizzata a potenziare l’accesso ai nodi principali del TPL soprattutto per la città periurbana e diffusa; deve aiutare a riaggregarla potenziando le relazioni interne, per facilitare lo sviluppo delle economie su base locale. Offrendo nello stesso tempo percorsi sicuri, spazi di incontro e socializzazione. Combinando le azioni sul patrimonio, sulle infrastrutture e le reti della mobilità – asset di sviluppo - con azioni di sostegno alle nuove economie, si può moltiplicare l’efficacia delle politiche di rigenerazione urbana. Si possono in particolare combinare i due obiettivi strategici per uscire dalla crisi: mobilità e occupazione.

Attenzione particolare infine andrà data al coinvolgimento della società attiva (non solo volontariato e terzo settore, ma anche cooperazione, impresa sociale e PMI) entro un quadro di politiche pubbliche sociali e di sviluppo esplicite.

Finalità del Protocollo

Con questo protocollo l’amministrazione si impegna a costituire una cabina di regia con tutti gli assessorati competenti, per definire e attuare programmi di intervento con queste caratteristiche specifiche. Sarà in particolare competenza di questa cabina individuare le aree obiettivo; mettere a punto i bandi e i programmi preliminari per ciascuna area, secondo le indicazioni contenute nell’art. 14 delle NTA del PRG e i criteri dei bandi già elaborati in attuazione della legge 266/97, relativi ai settori e alle tipologie di imprese ammesse al finanziamento, oltre che ai programmi pubblici socio-economici dei municipi, seguendo i criteri adottati per la selezione dei programmi nel Quadro cittadino di sostegno (anni 2000/2005); definire i criteri e costituire una commissione di valutazione delle proposte pervenute, procedere alla redazione del programma definitivo, che sarà composto da opere edilizie private, opere infrastrutturali pubbliche e assegnazione di finanziamenti alle imprese beneficiarie e ai programmi selezionati.

Gli strumenti

La necessità di combinare azioni multifunzionali sul territorio, di coordinare risorse e attori pubblici e privati, con azioni di sostegno allo sviluppo, richiede l’uso di strumenti appropriati. Dal punto di vista dell’urbanistica il nuovo PRG prevede, fra gli strumenti attuativi innovativi, il Programma Integrato – Print - che, come recita l’art. 14, ha come “finalità di sollecitare, coordinare e integrare soggetti, finanziamenti, interventi pubblici e privati, diretti e indiretti. Il Programma integrato prevede, di norma, incentivi di tipo urbanistico, finanziario e fiscale, volti a favorire l’integrazione degli interventi, la qualità urbana e ambientale, e il finanziamento privato di opere pubbliche”. Il Print dovrà comprendere, come dall’art.13 e 14 delle NTA, gli Schemi di Assetto Preliminare SAP e la verifica di sostenibilità e impatto sociale.

Lo strumento del Print potrà essere utilizzato anche al di fuori dei perimetri indicati dal PRG. I Print dovranno essere “leggeri” dal punto di vista immobiliare, puntando prevalentemente alla densificazione vicino ai nodi del TPL, ma soprattutto al recupero/riconversione del già costruito, ed essere orientati alla coesione territoriale in termini di potenziamento delle reti di relazione locali. Saranno seguiti i criteri della carta della qualità del progetto urbano, con un forte impegno sugli strumenti di valutazione in tutte le fasi, anche come supporto alla partecipazione dei cittadini.

Dal punto di vista dello sviluppo locale, l’amministrazione romana ha già promosso con successo azioni di sostegno allo sviluppo delle attività nei territori più svantaggiati delle periferie. La Legge 266/97 (c.d. Bersani) ha avuto l’obiettivo di stimolare l’imprenditoria e l’occupazione in zone particolarmente svantaggiate, sostenendo la creazione di nuove imprese e progetti d’investimento presentati da imprese esistenti. I Bandi relativi hanno definito i criteri di selezione delle imprese ammesse ai finanziamenti, i settori agevolabili, le spese ammesse, i contributi concessi.

Con questo protocollo l’amministrazione si propone di combinare entrambi gli strumenti (Print e Bandi per le imprese) in un unico programma che, utilizzando le risorse ricavate dalla valorizzazione immobiliare, punti allo stesso tempo e negli stessi luoghi, alla crescita della mobilità sostenibile e allo sviluppo locale. Gli oneri straordinari che si ipotizzano di ricavare dalla valorizzazione immobiliare prevista dai Print saranno utilizzati, in misura da definire (ma nell’ordine del 10/20 % del totale) anche per le nuove imprese o per lo sviluppo di quelle esistenti. La cabina di regia potrà anche ammettere al finanziamento progetti promossi dai Municipi con finalità sociali e culturali.

I territori coinvolti[1] e le opere obiettivo

Essendo fra gli obiettivi prioritari del programma facilitare l’accesso al TPL degli abitanti o di chi lavora con la bicicletta o a piedi, la delimitazione degli ambiti coinvolti da questo programma sarà effettuata aggregando insieme quei territori urbani che sono entro la distanza di 3/4 km da una stazione delle ferrovie regionali, delle linee metro, da una linea tranviaria o da una direttrice del TPL importante, o infine da una direttrice ciclabile primaria esistente o di cui è programmata la realizzazione.

Le opere previste saranno finalizzate a trasformare questi territori in ambiti urbani a traffico calmierato (sul modello delle zone 30), con zone pedonali e isole ambientali, percorsi stradali selezionati – soprattutto quelli diretti ai nodi del TPL - da trasformare, con interventi sulle sezioni stradali, sull’arredo urbano, sulla conformazione dei parcheggi e dei marciapiedi, in percorsi sicuri e piacevoli per bici e pedoni, attrezzati con luoghi di incontro e verde urbano, densificando laddove utile e facilitando l’insediamento di nuove attività. Puntando anche alla valorizzazione dei centri commerciali naturali, con il contributo diretto e indiretto dei commercianti che vi si affacciano.

I territori oggetto del programma potranno comprendere anche aree agricole, dove sostenere lo sviluppo multifunzionale delle aziende agricole da mettere in rete con i quartieri limitrofi.

Modelli di riferimento

Potrebbero essere il PRIU del Pigneto, o il Print Alessandrino. Strumenti di accompagno per lo sviluppo potrebbero essere i Bandi sul modello di quelli della Legge 266/97 (c.d. Legge Bersani) "Interventi per lo sviluppo imprenditoriale in aree urbane". 

Ipotesi schematica dei tempi di attuazione

Si prevede l’attuazione dell’intero programma entro la fine della consiliatura, a partire dalla primavera 2014.

Le successive fasi temporali si possono articolare come segue:

3 mesi per la selezione delle aree oggetto dei bandi

6 mesi per la progettazione preliminare partecipata (SAP e obiettivi di sviluppo)

6 mesi per bando, sia per le proposte dei privati sugli immobili, sia per le domande di finanziamento delle imprese

6 mesi per la valutazione e approvazione dei progetti dei privati (sia edilizi che delle attività)

6 mesi per il progetto urbanistico definitivo partecipato (opere infrastrutturali e opere immobiliari private)

6 mesi per progettazione definitiva e esecutiva delle opere pubbliche

6 mesi per le gare d’appalto

12 mesi per realizzazione (almeno per la parte pubblica)

Obiettivo di completamento del programma: 4 anni e 3 mesi

Ipotesi previsione investimenti

Usiamo come esempio di riferimento i PRU. Hanno generato circa 2.491 milioni di investimenti privati in 11 ambiti (226 milioni di media per ambito), con un contributo privato alle opere pubbliche (fra oneri ordinari e straordinari) di circa 750 milioni di euro. Con un volano di circa 168 milioni pubblici sono stati attivati investimenti complessivi per 3.478.

Rapporto investimenti privati/contributo investimenti pubblici: 30% circa

Considerando la fase economica difficile per il comparto immobiliare, ipotizziamo un decimo del valore degli investimenti privati: 250 milioni totali. Ipotizzando 20 ambiti, significa 12,5 milioni per ambito. Tradotto in termini di contributo straordinario, mantenendo le stesse proporzioni, avremmo 75 milioni di contributo totale agli investimenti pubblici che diviso 20 fa quasi 4 milioni per ambito. Di questa cifra possiamo ipotizzarne 3,5 per opere pubbliche sulla mobilità sostenibile (impegno certamente compatibile per trasformare l’ambito in zona 30 o isola ambientale) e 0,5 (15% circa) di contributo alle imprese (50.000 euro per dieci imprese per ogni ambito), complessivamente 200 imprese aiutate.

Il totale di questa stima sarebbe:

250 investimenti privati

75 investimenti pubblici di cui:

            65/67 in opere pubbliche

8/10 in aiuto alle imprese

 

[1] In prima ipotesi si individuano 20 ambiti (vedi tavola allegata), evidentemente da verificare, ma il numero (e la dimensione territoriale) potrebbe aumentare.